Le M&A portano problemi contrattuali fra cf e mandanti: la denuncia di Federpromm e Uiltucs
- Redazione Federpomm
- 11 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Federpromm e Uiltucs sollecitano le controparti per definire un accordo economico collettivo di tutta l'intermediazione creditizia, finanziaria e assicurativa.
11 feb, 2026 da citywire
In un contesto di mercato dominato da fusioni, integrazioni e aggregazioni tra grandi player, il rapporto contrattuale tra mandanti e consulenti finanziari sta esacerbandosi e sta creando sempre più problemi a livello legale. A lanciare l’allarme sono Federpromm e Uiltucs, che in una nota congiunta sollecitano con urgenza la definizione di un accordo economico collettivo unitario per tutto il comparto dell’intermediazione creditizia, finanziaria e assicurativa.
L’accelerazione del consolidamento bancario e delle reti di consulenza ha messo in luce le criticità legate ai “rigidi rapporti” di natura contrattuale. Secondo le sigle sindacali, la mancanza di una cornice normativa condivisa sta alimentando un fenomeno preoccupante: migliaia di contenziosi che finiscono sistematicamente nelle aule di tribunale.
Il nodo della questione risiede nella scarsa chiarezza delle clausole contrattuali vigenti. Come precisa la nota sindacale: “Un fenomeno che a livello nazionale coinvolge migliaia di contenziosi, quasi tutti sfociati in cause di lavoro, per ‘mancanza’ di chiare clausole ed istituti contrattuali e da norme regolamentari di tipo negoziale”.
Le criticità maggiori emergono nel momento della rottura del rapporto tra il consulente finanziario e la società mandante. Sotto la lente finiscono il recesso per giusta causa, il mancato riconoscimento delle indennità di portafoglio, il preavviso e l’applicazione dei patti di non concorrenza.
Pur richiamando il Codice Civile, gli attuali contratti sono giudicati insufficienti a garantire equità: “Tutti istituti contrattuali che, se pur richiamano norme del codice civile, non sono sufficientemente chiare nella definizione di un equilibrato e paritetico rapporto di lavoro tra Cf e Società mandante”. Queste lacune, sottolinea il sindacato, finiscono per “intasare la mole di lavoro dei magistrati”, un onere che potrebbe essere evitato attraverso un modello di un accordo economico collettivo condiviso tra associazioni datoriali e sindacati.
Il sindacato cita esplicitamente i casi in cui i consulenti hanno richiesto assistenza legale per contenziosi aperti con i nomi più pesanti del panorama finanziario italiano: da Fideuram a Mediolanum, passando per Credem, Fineco, Bnl-Bnp Paribas e Mediobanca Premier.
Per ovviare a queste disparità, Federpromm, Uiltucs e Uilca propongono un modello uniforme che inquadri tre pilastri fondamentali: parte normativa e professionale, parte previdenziale, riconoscimento degli istituti economici, inclusi i bonus pattuiti con lettere integrative. L’appello alle istituzioni e la stabilità del settore, secondo le parti sociali, passa inevitabilmente per un tavolo di confronto istituzionale che metta fine all’attuale frammentazione.
“È oggi quanto mai necessario aprire un tavolo di confronto con l’ausilio delle istituzioni, tra le organizzazioni delle associazioni dei soggetti abilitati e organizzazioni sindacali degli operatori professionali”. L’obiettivo è chiaro: trasformare un settore oggi caratterizzato da un’elevata conflittualità in un sistema regolamentato e stabile, a tutela sia dei professionisti che della trasparenza del mercato.



Commenti