• Redazione Federpomm

Una breve nota di Marucci della Federpromm sul j’accuse all’associazione di categoria Anasf

Roma, 19 settembre 2018 - Sinceramente il clima generale del settore che per tantissimi anni ha visto la promozione finanziaria come un’appendice delle logiche di potere che hanno governato i processi di sviluppo dei mercati finanziari e degli interessi che ne hanno conseguentemente determinato i rapporti causali di dipendenza da parte dei consulenti finanziari, già promotori, vede nella posizione assunta dal consulente finanziario Alessio Cardinale vs l’associazione di categoria (Anasf), una critica -afferma Marucci della Federpromm, tra l’altro citata nelle dichiarazioni del collega - aperta al confronto e al dibattito: una denuncia della condizione oggettiva , “storicamente vissuta” in cui versa tale figura professionale nello svolgimento del suo importante lavoro. Finalmente – afferma il sindacalista Marucci - ad alta voce e con coraggio un collega (Alessio Cardinale) è uscito allo scoperto denunciando le cose reali, i fatti, le condizioni umane e sociali, la vita difficile di una categoria che stenta ad avere una sua effettiva rappresentanza e un potere contrattuale concreto nella difesa dei suoi interessi soggettivi. Responsabilità che il j’accuse avanzato nei confronti della maggiore associazione di categoria ha i suoi fondamenti politici e professionali.Problemi che Federpromm invece –nata proprio da una costola dell’Anasf - fin dalla sua nascita (1994) ha sempre posto all’attenzione delle forze politiche,sociali, datoriali ed istituzionali. Sarebbe utile infatti ripercorrere le ampie ed articolate battaglie sostenute dal sindacato: dalla rivendicazione di un contratto specifico riservato a tutti i professionisti dell’intermediaizone finanziaria,creditizia ed assicurativa, alla previdenza complementare, alla affermazione del suo ruolo sociale di tutela del risparmio delle famiglie italiane. Un consenso - precisa Marucci - che ancora oggi il sindacato stenta ad avere come partecipazione significativa di condivisione e di lotta: “manca in sostanza una coscienza collettiva”, di classe e di partecipazione vera. Regna tra i colleghi un forte individualismo che genera atteggiamenti infantili e di paura derivanti anche da chi governa i processi decisionali all’interno delle reti, complici anche le figure manageriali che a volte non si rendono conto che la loro funzione è più stressante e fragile di quella dello stesso consulente finanziario.  La critica di Cardinale è sicuramente una critica salutare aperta, al confronto e alla discussione dialettica dei problemi reali del settore; uno stimolo ad affrontare unitariamente tra tutte le forze in campo per far rispettare il ruolo e la funzione di tale “importante” figura professionale, anche alla luce delle stringenti normative che si vanno delineando. Soffocarla – conclude Marucci – significa non aver compreso lo spirito del messaggio aperto lanciato dallo stesso consulente Cardinale. “Non c’è nulla di più sicuro tra i cambiamenti sociali del prossimo futuro di una progressiva crescita del principio e della pratica della cooperazione” (J.S.Mill)

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